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24 novembre

Milano, INTER - JUVENTUS 22/11/2008

Ke emozione e ke partita!!!
Sono partito sabato, appena di ritorno da Roma, alle 00:30 con i tifosi dell'Inter club di Atripalda, una 40ina in tutto, con il pullman. Vista l'ora abbiamo prima intonato qualche coro, giusto per riscaldarci, dopodicchè siamo tutti crollati e ci siamo messi a dormire. Mi sono svegliato, più o meno quando eravamo a Bologna, e abbiamo messo a palla l'inno PAZZA INTER e guardato un dvd sulle sfide precendenti contro la Juve. Alle 11:00 siamo arrivati a San Siro e siamo andati a ritirare i biglietti... ottima posizione CURVA SUD, sopra i tifosi Juventini. Visto che la partita iniziava alle 20:30 siamo andati in giro per Milano (DUOMO, GALLERIA VITTORIO EMANULE II, CASTELLO SFORZESCO) e ho incontrato l'ex arbitro Tobolini, ora critico della Domenica Sportiva. Alle 16:00 siamo ritornati nel pullman e abbiamo schiacciato un pisolino. Alle 18:00 ci siamo avviati all'ingresso dello stadio e ci siamo accomodati. Era la prima volta che vedevo San Siro, un'emozione mai provata prima, il mio cuore si è aperto, ero in estasi!!!
Alle 19:50 i giocatori sono entrati in campo per il riscaldamento e noi tifosi ad intonare cori contro i bianconeri... ORE 20:30 il calcio d'inizio:

Finisce 1-0 l’anticipo serale della 13esima giornata e a decidere la partita è un gol di Muntari al 27’ della ripresa. Successo meritato per la capolista che ha dominato la Juventus, non concedendo nulla (solo un tiro di Marchisio nei primi 45’, un colpo di testa di Del Piero all’83’) alla Vecchia Signora, creando e sprecando diverse occasioni. Non bello ma pesantissimo il gol di Muntari, una sbilenca deviazione sotto-porta su un tiro sbagliato di Ibrahimovic e con Manninger impegnato a chiedere il fuorigioco più che a prendere un pallone che sembrava alla sua portata.L’Inter, comunque, vince con merito.

Mourinho sorprende tutti. Adriano, appena rientrato dal Brasile, torna titolare dopo aver saltato le ultime quattro partite per scelta tecnica. L’Imperatore affianca Ibrahimovic e non è questa l’unica novità. A centrocampo, infatti, gioca Stankovic, in difesa Materazzi. Nel 4-4-2 della Juventus, Marchionni al posto di Camoranesi. Ranieri, però, dopo appena due minuti perde Tiago per infortunio, al suo posto dentro Marchisio.

È l’Inter a fare la partita. Il centrocampo nerazzurro schiaccia quello bianconero, così come Materazzi e Samuel non hanno difficoltà a disinnescare le minacce Del Piero e Amauri. Costretti agli straordinari, invece, Legrottaglie e Chiellini su Adriano e Ibrahimovic. Il primo tempo è praticamente tutto di marca nerazzurra. pericolosa con Stankovic, Adriano e Ibrahimovic. Al 33’ lo svedese approfitta di un errore di Legrottaglie, ma spreca una grande occasione calciando fuori di sinistra a 10 metri da Manninger. Al 46’ ci prova Muntari, forte il suo sinistro, ma è bravo il portiere della Juventus a salvarsi in angolo. Per i bianconeri da segnalare solo un tentativo di Grygera (alto) e il destro a girare di Marchisio che Julio Cesar alza in angolo.

Nella ripresa ancora Inter. Al 20’ Ibrahimovic sbaglia di sinistro da dentro l’area, al 27’ arriva il gol-partita. Lo sigla Muntari che corregge in rete un destro sporco di Ibrahimovic. Al 37’ grande parata di Julio Cesar sul colpo di testa di Del Piero. Finisce 1-0, l’Inter vola a quota 30 punti, la Juve resta a 24.

MOURINHO

 “Abbiamo avuto un atteggiamento fantastico- dice il tecnico a Sky- con grande intelligenza tattica, con l’atteggiamento adeguato ad un derby. Con la tensione giusta per vincere. Come allenatore dico che tutti sono stati fantastici, anche in panchina e in tribuna. Ho capito in settimana che significato avesse per questa societa’ battere la Juve e sono felice di aver dato contributo. Per battere la Juve si deve giocare davvero bene. Abbiamo controllato la partita, e Julio Cesar ha fatto solo una gran parata al 90’. Il controllo e’ stato nostro, abbiamo giocato con grande intensita’. La Juve non ha giocato una gara negativa, ma siamo noi che non l’abbiamo fatta giocare. Voglio fare una dedica speciale al presidente”.

L’analisi di Mourinho e’ puntuale: “Era importante il ritmo, l’intensita’. Volevo il blocco alto. Vieira e’ un super giocatore ma mi servivano tre centrocampisti da corsa bloccati al centro.Zanetti sulla destra e’ stato fondamentale, volevo Maicon per attaccare, Del Piero l’anno scorso si inseriva spesso. Zanetti chiudeva i buchi. Ho visto la partita dell’anno scorso tre volte”.

Si adatta, il tecnico dell’Inter: “Il mio calcio e’ il calcio italiano, e’ il nostro calcio. Il mio modello e’ giocare a zona, in profondita’ e se posso scegliere mi piace giocare sulle ali. Ma mi devo adattare alla situazione e ai giocatori. Le mie ali non stanno giocando molto bene ora. Siamo a 4 vittorie consecutive e ora pensiamo al Panathinaikos, se vinciamo siamo primi del girone”.

Ora l’Inter ha ritrovato anche Adriano: “Adriano ha fatto quello di cui la squadra aveva bisogno, con Legrottaglie e Chiellini aggressivi, che pensano all’uomo, era importante giocare con un animale come Adriano. Il nostro gol e’ questo: Adriano potentissimo che si procura l’azione. E poi ha fatto un grande lavoro difensivo ed e’ anche veloce. Non tutti i centravanti fanno questo. E sono felice del suo contributo”. E Ibra che sbaglia i gol? “Ibra ha fatto un gran lavoro. Ha sbagliato due gol e io lo proteggo: lui e’ piu’ di un centravanti, costruisce anche. E’ un giocatore fantastico e sbagliare due gol non ha un grande significato. Il gol non e’ stato bellissimo, ma e’ importante. Sono tre punti. E la famiglia interista puo’ essere felice questo fine settimana”.

 103 - San Siro107 - Me112 - Con Tombolini 2114 - Che bel sfondo119 - Riscaldamento123 - Spettacolo al Meazza125 -  La curva nord127 - Saluto129 - Adriano prega132 - Secondo tempo133 - Abbiamo vintoooo
5 novembre

Barack Obama: new president of USA

Un presidente democratico, che si è intrattenuto fino all’una e mezza di notte assieme a sua moglie, dopo aver mandato le bambine a dormire, con fans, supporters e amici. Ha baciato e ringraziato, stretto mani e salutato tutti quelli che glielo chiesto, senza fare differenza tra rock star, stelle del cinema, politici o semplici supporters. Chiunque altro al suo posto, dopo una vittoria così schiacciante e una campagna elettorale così lunga e stremante, si sarebbe chiuso nella suite del migliore albergo della sua città. Lui, invece, quando è salito sul palco da presidente, ha salutato subito quella che è diventata la sua città, Chicago, e gli ha dato finalmente una casa e una famiglia.                                                                                                                                                  “Hello Chicago” sono state le sue prime parole quando l’interminabile scroscio di applausi dai centomila dell’Hyde Park si è finalmente placato per farlo parlare. Era dalle 22, ora di Chicago ora della vittoria finale, che la gente lo aspettava per sentirgli ripetere le sue parole di cambiamento e di speranza.

QUI RIPORTO LA CANZONE A LUI DEDICATA DA WILL.I.AM dei Black eyed peas:

 

BARACK OBAMA – YES, WE CAN

It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.Yes we can.

It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom.

Yes we can.

It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.

Yes we can.

It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land.

Yes we can to justice and equality.

Yes we can to opportunity and prosperity.

Yes we can heal this nation.

Yes we can repair this world.

Yes we can.

We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change.

We have been told we cannot do this by a chorus of cynics…they will only grow louder and more dissonant ……….. We’ve been asked to pause for a reality check. We’ve been warned against offering the people of this nation false hope.

But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.

Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea –

Yes. We. Can.

 

BARACK OBAMA – SI, NOI POSSIAMO

È stato un credo, scritto dai padri fondatori, che dichiararono il destino di una nazione.
Sì, noi possiamo.

È stato sussurrato da schiavi e abolizionisti, che tracciarono un sentiero verso la libertà.
Sì, noi possiamo.

È stata cantata da immigrati catturati da lidi lontani e pionieri, spinti verso ovest in uno spietato deserto.
Sì, noi possiamo.

È stata la chiamata di lavoratori che si sono organizzati; donne che hanno ottenuto il diritto di voto; di un Presidente che ha scelto la luna come nuova frontiera; e un Re, che ci ha condotto alla vetta e indicato la strada per
la Terra Promessa.

Sì, noi possiamo per la giustizia e l'uguaglianza.
Sì, noi possiamo per la prosperità e l'opportunità.
Sì, noi possiamo guarire questa nazione.
Sì, noi possiamo riparare il mondo.
Sì, noi possiamo.

Sappiamo che la battaglia sarà lunga, ma dobbimo ricordare che non importa quali ostacoli incontreremo nel nostro cammino, nulla può frapporsi al potere di milioni di voci chiedono il cambiamento.

È stato detto che non possiamo farlo da un coro di cinici... saranno solo più forti e stonati... Ci hanno chiesto di fermarci e guardare realtà. Siamo già in guardia contro chi offre al popolo di questa nazione false speranze.

Ma nella strana storia che è l'America, non vi è mai stato nulla di falso nella speranza.

Ora le speranze della bambina che va a scuola in un sobborgo di Dillon, sono gli stessi sogni del ragazzo che studia per le strade di Los Angeles; noi ci ricorderemo che qualcosa è successo in America; che noi non siamo così divisi come ci suggerisce la politica; che siamo un unico popolo; una nazione; e, insieme, inizieremo il prossimo grande capitolo della storia americana con tre parole che risuoneranno da costa a costa, dal mare al mare splendente:

 

Si, noi possiamo

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